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Canto dei salinari

Canto dei salinari

O cu l’ai salarrera
primavera la venna dui sunno
e cu av’aisare tri chi nn’ave
cu l’ai salamattu cuntu quattro oi salatinto
a me l’abbattiti e avemu cinco
o cu l’ai salaletti
u bellu giuvinotto nn’aio otto
e cu avaisare novi’ nn’ave
nna sta bedda salina fa dicina voti chidda mia
e me l’abbattiti unnici avia
o sale chi nnaiu durice
e lu primu chi ncodda arresta ntririce
viri quantu cci vole su quattordice
e cu aisa aisa nn’aiu quinnice
sirici nnavemu chi hi mia
cu l’ai salaletti giuvinotto
e me l’abbattiti e dicirotto
o cu l’ai salamore
nn’avemu dicinnove vinti nn’ave
cu av’aisare salasulo
aisamula tutti vintiruno
e ca un c’era cchiui chi murine
e picciotti mei cu vintitrine
e ddi vintiquattru em’a signare
e tutti u Sacramentu em’a chiamare
e vucianno sempre a vuci longa
e chiamamucci puru la Maronna.

 

Nella salina tradizionale il canto accompagnava e segnava i ritmi della raccolta e trasporto del sale. Era essenzialmente una conta delle ceste riempite dagli spalatura e trasportate dai cartiddara sull’ ariuni. Ascoltando questi canti sembra che a volte sfugga il significato di alcuni termini e spesso è necessario conoscere il gergo dei salinari per comprendere il senso di alcune espressioni. Altre volte invece le parole sembrano essere elementi di puro gioco verbale, è possibile anche che alcune parole siano state introdotte in sostituzione di altre sfuggite alla memoria o che siano state storpiate dando in significato diverso. Infatti in tutti i repertori di tradizione orale i testi non sono mai fissi. Alcuni di essi segnavano anche i tempi di lavoro, ad esempio, per annunciare il riposo per il pranzo ai componenti della venna, chi cantava inseriva delle invocazioni alla Madonna al termine di una decina. Spesso la pausa coincideva con il completamento di cento salme,ed in questo caso si invocava in Sacramento. Nei tempi più recenti questo canto è progressivamente scomparso, rimangono solo le memorie dei salinari più anziani.